Hetty

18 Mag

Ciao!!! Siamo i ragazzi della 1°C di Via Alberelle.

Il giorno 12/05/15 ci siamo diretti verso la Biblioteca Comunale dei Ragazzi di Rozzano, sapendo che ci sarebbe stata una persona, “Hetty E. Verolme”, che ha vissuto nei campi di concentramento. Abbiamo ascoltato l’intervista, e queste sono le nostre impressioni e riflessioni sull’incontro con l’autrice:

Jack: “L’incontro mi è piaciuto molto perché non avevo mai incontrato una persona stata nei campi di concentramento, in più la sua storia era interessante e piena di emozioni”.

Chri: “L’ incontro con Hetty è stato molto bello. Dal suo racconto mi è venuto un pensiero: vivere in un campo di concentramento senza neppure avere vicini i genitori deve essere un’esperienza veramente brutta. Durante la narrazione ha suscitato in me paura e tristezza”.

Marty03: “Durante l’intervista l’autrice si è emozionata, perché penso che questi racconti siano pieni di dolore ed è attraverso il ricordo e il pensiero che molte emozioni, belle e brutte, vengono a galla; quindi è per questo che secondo me per Hetty sia stato un grande sforzo raccontarci la sua storia. Si vedeva nei suoi occhi la tristezza del pensiero del suo passato, ma anche la felicità di raccontare la sua vita a noi, giovani d’oggi. Le sue parole, per me, hanno fatto riflettere tutti sia per come le ha dette, sia per il significato. Infine ci tengo ad aggiungere che è stato molto bello conoscerla perché è una persona molto gentile, aperta e disponibile”.

Ale03: “L’incontro con Hetty mi è piaciuto molto perché è una cosa più unica che rara incontrare una persona sopravvissuta nei campi di concentramento. Decisamente è stato molto commovente sentir parlare della sua storia perché lei, all’età di soli 12/13 anni ha fatto da mamma ed è stata punto di riferimento a bambini da un anno in su. Le cose che ci ha raccontato che mi hanno fatto più piacere sono state che alla fine ha ritrovato la sua famiglia e che, dopo ben 50 anni, i “bambini” di una volta e lei si sono rincontrati e Hetty ha saputo riconoscerli grazie alle loro espressioni”.

 Daly: “Durante l’incontro con Hetty mi hanno stupito in particolare due cose: quando parla della sua infanzia ne parla con un sorriso, mentre io che non ho vissuto niente di tutto ciò dentro di me piangevo per la commozione; la seconda, invece, è che è riuscita ad andare avanti nella vita nonostante l’infanzia che ha passato. L’incontro si è svolto in modo commovente ed interessate: commovente perché in fondo è un argomento molto triste e delicato da affrontare, interessante perché ci ha raccontato di una strage veramente esistita nel passato”.

Martalucy: “Quando siamo arrivati in biblioteca ed Hetty è salita sul palco mi è sembrato che tutti fossero un poco agitati. L’autrice parlava in inglese, quindi è dovuta venire una ragazza per tradurre ciò che diceva. La sua storia mi ha toccata molto, e nel momento in cui ci ha raccontato che era stata divisa dai genitori, mi sono immedesimata in lei e mi è venuto da piangere. Alla fine del racconto alcuni ragazzi le hanno fatto delle domande, tra le quali una di cui la risposta mi è piaciuta molto: le hanno chiesto se avesse mai rincontrato i suoi genitori e lei ci ha risposto di si. Mi dispiace parecchio che Hetty abbia subito quelle cattiverie, ma sono felice che sia venuta a raccontarci la sua storia”.

Riccardino: “L’incontro con Hetty mi è piaciuto molto e non mi sono annoiato perché l’ho seguita con grande attenzione. Ci ha raccontato la sua storia senza piangere, cosa che mi ha profondamente colpito. Per lei la storia è stata una tragedia, anche se a me è piaciuta molto.

Ora un breve testo sul racconto dell’autrice da parte di “Alev“:

Hetty e la sua famiglia furono deportati in un campo di concentramento, ma dopo poco, lei e i suoi fratelli, rimasero soli. Dato che Hetty era una tra le più grandi, dovette occuparsi di 46 bambini che andavano dall’età di un anno in poi. Un giorno degli agenti dell’ SS li portarono in un garage al buio e al freddo, in più dovettero mangiare per 10 mesi pane acetato ( per ridurre i funghi su di esso). La mattina di San Nicola arrivò una delle guardie e diede ad Hetty una scatola contenente un mucchio di pane, burro e zucchero. La notte stessa vennero portati nel campo di concentramento di Bergen Belsen, dove in fondo ad un corridoio si trovava una signora di nome Luba che indicò loro un bagno ben curato dove stabilizzarono la loro stanza. Dopo qualche giorno Luba tornò da loro con de mastodontici pentoloni pieni di cibo i cui i coperchi fecero fare molta fatica ai ragazzi, da quanti pesanti erano. Luba riuscì a farli entrare nella “casa dei bambini”, dove Hetty non poté entrare subito per questioni di età. Nel 1945 molti bambini morirono di Tufo, ma per fortuna Hetty e i suoi fratelli si salvarono. Intanto il campo di concentramento era stato messo sotto il controllo del comandante di Auschwitz. Poco tempo dopo arrivarono gli Inglesi, che li liberarono. Nel 1995 Hetty si ritrovò con i sopravvissuti a Bergen Belsen, dove rincontrò Luba e molti altri, tra cui la sua famiglia.

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